Un articolo di Francesco Peloso ha attirato la mia attenzione perchè è l’emblema di un modo di pensare superficiale -nel senso che rimane al livello delle cose che stanno sulla superficie e non a livello contenutistico.

Il giornalista, dopo aver elogiato la strategia di Papa Francesco di far uscire la Chiesa da un “asfittico italocentrismo” – altro concetto che rimane solo in superficie e non viene per niente approfondito – si scaglia in modo scorretto e privo di onestà intellettuale contro i 4 Eminenti Cardinali che hanno scritto al Papa i loro “dubia”.

Pochi sani cattolici si sono preoccupati di conoscerne il contenuto, compreso il nostro sig. Peloso, che scrive: “ll territorio privilegiato di questi critici che guardano a Francesco con crescente antipatia è in fondo più tradizionale e meno istituzionale di quanto si pensi. Tocca cioè preferibilmente il campo dove si trova più a suo agio, ovvero la sfera etico-sessuale-matrimoniale. E così una questione tutto sommato marginale come la possibilità di far accedere i divorziati risposati civilmente alla comunione è diventata la strana linea Maginot lungo la quale si sono asserragliati i gruppi più intransigenti dell’anti-bergoglismo”.

Parole tristi, segno di un giornalismo tristemente sterile di contenuti.

I 4 Cardinali, a detta del letterato, hanno “antipatia” per il Papa – affermazione quanto mai calunniosa – e si troverebbero “a proprio agio nella sfera etico-sessuale-matrimoniale” – affermazione maligna e ricca di cattiveria, marchiata misericordia 2.0. Peloso aggiunge che la questione della comunione ai divorziati è UNA COSA MARGINALE, il che mi fa dedurre che non c’è tempo da perdere nel commentare.

Ma continuiamo a leggere le perle di questo giornalista: I “DUBIA” NERO SU BIANCO. L’ultimo assalto in questo senso è stato portato da quattro cardinali anziani, già prima di Natale: i tedeschi Walter Brandmüller, un tempo con incarichi curiali, e Joachim Meisner (ex arcivescovo di Colonia), l’italiano Carlo Caffarra, ex arcivescovo di Bologna, e l’americano Raymond Leo Burke, il più duro, capofila della fazione ultra tradizionalista Oltretevere. Hanno messo nero su bianco i loro “dubia” e sostenuto che le aperture concesse dal papa sulla famiglia, i criteri del perdono e dell’accoglienza, del dialogo con il credente che pure ha sbagliato, portano alla confusione, all’annacquamento della verità e della fede, all’incertezza giuridica della norma. E hanno tentato un azzardo a fine 2016 per bocca del cardinal Burke: se il papa non cambierà posizione su questi temi – il riferimento è all’esortazione post-sinodale Amoris laetitia dedicata alla famiglia, uno dei documenti chiave del magistero del papa argentino – «lo correggeremo».

I colpi di Stato o riescono o finiscono in farsa, e qui si tratta evidentemente del secondo caso. Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a lungo il temuto dicastero che stabiliva il confine fra la verità e l’errore e oggi un ministero ridimensionato del Vaticano, ha ammesso che non poteva esserci alcuna correzione e che i quattro stavano sbagliando. Parole pesanti, perché Müller fa parte della squadra dei critici del papa. Un po’ come se lo stato maggiore avesse sconfessato gli ufficiali usciti dalla caserma con intenti bellicosi lasciandoli soli in mezzo alla strada.

La vicenda dei quattro cardinali con i loro “dubia”, tuttavia, dimostra che il fronte conservatore deve trovare altre strade, diverse da quelle della contrapposizione frontale, su posizioni integraliste, e cominciare a fare i conti con un pontificato che sta, a torto o a ragione, cambiando il volto della Chiesa. In questo senso uomini più accorti sono senz’altro il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, il suo collega di Budapest, Peter Erdo, il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, o anche il cardinale Angelo Scola, arcivescovo, nei prossimi mesi uscente, di Milano.

Le parole chiave sono: anziani, ultratradizionalisti, azzardo, colpo di stato-farsa, ufficiali bellicosi, posizioni integraliste. Dall’altra: pontificato che sta cambiando il volto della Chiesa, aperture del Papa sulla famiglia, criteri di accoglienza e perdono, uomini “accorti” (che sa di mentalità mafiosa).

Ecco un concentrato di un giornalismo di regime “Misericordia 2.0” da parte di letterati illustri che non conoscono un becco del Cristianesimo e che si sono risvegliati cristiani dopo essere stati oppositori fino a ieri. Continuare a battere sul cambiamento – come se prima la Chiesa fosse un qualcosa di pestilenziale – mi fa desiderare ancora di più di essere ottusamente attaccato alla Tradizione come àncora di salvezza da questa deriva terrificante.

La canzone faceva: Dio è morto. Ora invece dobbiamo cantare: La Dottrina è morta. Nel cuore dei cristiani. I comandamenti? Superati, siamo nel 2017. La transunstanziazione? Cos’è, un procedimento agricolo? Credere che solo Cristo è verità e le altre religioni sono false? Ma sei impazzito! Papa Francesco sta cambiando la Chiesa, quindi, essendo il Papa, lui può anche cambiare il Magistero. Non esiste un Dio Cattolico! Ora quello che conta è la misericordia e i “criteri del perdono e dell’accoglienza”. Il resto è tutto da cestinare, soprattutto gli “integralisti”, quelli che pensano che la Dottrina sia importante.

Ma chiudiamo con San Paolo che, di come andasse gestita la Chiesa, ci capiva meglio di noi tutti messi insieme:

«Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. Infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo, dunque, la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e perversione, ma con azzimi di sincerità e verità» (1Corinzi 5,6-8).

La differenza è che Paolo parla di lievito vecchio riferendosi al peccato. La Chiesa stravagante (vedi Beata Emmerick) marchiata Misericordia 2.0 vuole invece togliere il lievito buono – ovvero la Chiesa che ammonisce e corregge, che porta le anime alla conversione, la quale richiede a volte sacrificio e abnegazione, rifiuto del peccato e presa di coscienza – e rimettere il lievito vecchio passando per una falsa misericordia.

Ma se si inganna Dio con i propri capricci pretendendo che il peccato venga accettato in quanto abitudine, a quale misericordia ci si potrà appellare?

Finan di Lindisfarne

(Fonti:

http://ilsismografo.blogspot.it

http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/01/22/chiesa-le-trame-dei-cardinali-nemici-della-riforma-di-francesco/207883/)