“Müller stronca il filone aperturista sulla Comunione ai Divorziati risposati more uxorio: ora Papa Francesco continuerà la via dell’ambiguità?” di Finan Di Lindisfarne

Il Cardinale Muller, di cui ultimamente avevo avuto qualche dubbio – viste le dichiarazioni timide sulla questione – ha rilasciato un’intervista che secondo me SEGNA UN MOMENTO STORICO nella diatriba Amoris Laetitia/Comunione ai divorziati more uxorio.

Il prelato, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, e pertanto “addetto ai lavori” si è pronunciato in modo categorico sull’argomento, rispondendo in modo indiretto ai 4 Cardinali dei dubia e quindi a tutti noi:

CHI VIVE IN ADULTERIO (QUINDI DIVORZIATO, RISPOSATO E SENZA UNA VITA DI CASTITA’) NON PUO’ ACCEDERE AL SACRAMENTO DELL’EUCARISTIA.

Una novità? Assolutamente no. E’ sempre stato così. Eccetto che per questo delirante periodo dopo l’uscita di Amoris Laetitia.

Sottolineo che rigetto quella posizione diplomatica che vuole incolpare chi ronza intorno al Papa – i cattivi – e parlare di Bergoglio come un innocente ignaro di quello che gli accade intorno. In primo luogo sarebbe un insulto alla sua persona, perchè non è uno sprovveduto, in secondo luogo sarebbe incompatibile come Pontefice se fosse davvero ignaro delle conseguenze dei suoi documenti – a prescindere che li abbia scritti Fernandez o meno.

Il concetto di base è che Papa Francesco ha ormai ampiamente dimostrato di essere d’accordo con la comunione ai divorziati risposati more uxorio – in tutta quella nebulosa definizione dei “casi particolari” – e lo si poteva capire direttamente dal giorno della pubblicazione di Amoris Laetitia.

Se un Papa firma un documento significa che lo approva. Poi sono passati questi mesi in cui è parso quasi che tutti ci strofinassimo gli occhi chiedendo: “ma abbiamo letto bene??”. Ebbene, si! Avevamo letto benissimo. Del resto poi il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e la lettera privata ai vescovi argentini venne allo scoperto: in essa si dava disposizione e si accoglieva in modo positivo la richiesta di poter concedere il sacramento a quei casi più difficili che non avevano ottenuto ancora l’annullamento -il che è una contraddizione totale, visto che la Chiesa è sempre la stessa. La stessa Chiesa che da una parte “non ha ancora concesso l’annullamento del matrimonio” e dall’altra concede la comunione. Un controsenso.

Sono ancora numerosissimi i cattolici che non sanno nulla dell’argomento – e la cosa mi scandalizza e irrita – e rimangono convinti che siano tutte invenzioni dei “nemici del Papa”. Ovvero chi dice che è stata concessa la comunione ai divorziati risposati more uxorio è un visionario che vuole male al Papa. Insomma, abbiamo a che fare con un cattolicesimo puerile che guarda solo alle apparenze.

Ma torniamo a Muller.

La sua intervista ha dato una stangata totale a Cardinali (Kasper, Marx e combriccola), Vescovi, preti e laici. La posizione è semplice: NO CATEGORICO.

Purtroppo però ho un brutto presentimento e lo metto qui per iscritto, così un giorno si potrà dire o che Finan era pazzo, oppure che aveva ragione: Papa Francesco non è d’accordo e non è il mandante di questa intervista. Perchè se così fosse allora soffre di un disturbo di doppia personalità. Non può approvare ai vescovi argentini e poi fare il contrario con Muller. Sarebbe anche possibile, perchè in effetti è già successo che dicesse bianco e qualche giorno dopo il contrario. Ma voglio restare convinto che non sia un finto tonto e abbia le idee ben chiare. Bergoglio è un modernista e crede fermamente che la Misericordia supera ogni cosa, pure la necessità della conversione – il che è un profondo controsenso.

Pertanto mi aspetto che il Cardinale Muller avrà qualche conseguenza, magari un cambio di ruolo, visto che quello attuale è proprio il PREFETTO DELLA DOTTRINA. Arrivati a questo punto davvero il Papa in persona dovrebbe parlare e mettere tutti a tacere, da una parte o dall’altra. Non si può più galleggiare nell’ambiguità.

Qui sotto potete leggere i punti salienti dell’intervista, estrapolata dal blog di Magister.

Nell’intervista, il cardinale non fa parola dei “dubia”, ma dice “apertis verbis” proprio ciò che i quattro cardinali chiedevano che fosse chiarito.

E non manca di sferzare quei vescovi che con i loro “sofismi” interpretativi – dice – invece che fare da guida ai loro fedeli cadono “nel rischio che un cieco conduca per mano altri ciechi”.

Ecco i passaggi chiave dell’intervista.

*

D. – Si può dare una contraddizione tra dottrina e coscienza personale?

R. – No, è impossibile. Ad esempio, non si può dire che ci sono circostanze
per cui un adulterio non costituisce un peccato mortale. Per la dottrina cattolica è impossibile la coesistenza tra il peccato mortale e la grazia giustificante. Per superare questa assurda contraddizione, Cristo ha istituito per i fedeli il Sacramento della penitenza e riconciliazione con Dio e con la Chiesa.

D. – È una questione di cui si discute molto a proposito del dibattito intorno all’esortazione post-sinodale “Amoris laetitia”.

R. – La “Amoris laetitia” va chiaramente interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa. […] Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando “Amoris laetitia” secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica. Il magistero del papa è interpretato solo da lui stesso o tramite la Congregazione per la dottrina della fede. Il papa interpreta i vescovi, non sono i vescovi a interpretare il papa, questo costituirebbe un rovesciamento della struttura della Chiesa cattolica. A tutti questi che parlano troppo, raccomando di studiare prima la dottrina [dei concili] sul papato e sull’episcopato. Il vescovo, quale maestro della Parola, deve lui per primo essere ben formato per non cadere nel rischio che un cieco conduca per mano altri ciechi. […]

D. – L’esortazione di san Giovanni Paolo II, “Familiaris consortio”, prevede che le coppie di divorziati risposati che non possono separarsi, per poter accedere ai sacramenti devono impegnarsi a vivere in continenza. È ancora valido questo impegno?

R. – Certo, non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica “Veritatis splendor” con la chiara dottrina dell’”intrinsece malum”.  […]  Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in cielo e in terra, né un angelo, né il papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo.

D. – Come si può risolvere il caos che si genera a causa delle diverse interpretazioni che vengono date di questo passaggio di Amoris laetitia?

D. – Raccomando a tutti di riflettere, studiando prima la dottrina della Chiesa, a partire dalla Parola di Dio nella Sacra Scrittura che sul matrimonio è molto chiara. Consiglierei anche di non entrare in alcuna casuistica che può facilmente generare malintesi, soprattutto quello per cui se muore l’amore, allora è morto il vincolo del matrimonio. Questi sono sofismi: la Parola di Dio è molto chiara e la Chiesa non accetta di secolarizzare il matrimonio. Il compito di sacerdoti e vescovi non è quello di creare confusione, ma quello di fare chiarezza. Non ci si può riferire soltanto a piccoli passaggi presenti in “Amoris laetitia”, ma occorre leggere tutto nell’insieme, con lo scopo di rendere più attrattivo per le persone il Vangelo del matrimonio e della famiglia. Non è “Amoris laetitia” che ha provocato una confusa interpretazione, ma alcuni confusi interpreti di essa. Tutti dobbiamo comprendere ed accettare la dottrina di Cristo e della sua Chiesa e allo stesso tempo essere pronti ad aiutare gli altri a comprenderla e a metterla in pratica anche in situazioni difficili.

(http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/02/01/il-papa-tace-ma-parla-il-cardinale-muller-che-ai-dubia-risponde-cosi/)

Finan di Lindisfarne