“LA RUBRICA DEL LETTORE: il dolore e la sofferenza sono croci necessarie per la nostra santificazione” di Innominato

Caro direttore le scrivo perchè mi sento sempre più affranto di fronte agli avvenimenti che ogni giorno, in maniera diretta o indiretta, un povero cristiano peccatore è costretto a vivere.
Tempi difficili per chi crede ancora che le parole dei Gesù nei Vangeli siano regole fondamentali per vivere dignitosamente da figli adottivi di Dio.

Ultima tragedia che ci tocca vivere in questi giorni è quella squallida vicenda di tal “dj fabo”, usato dai media per portar acqua alla cultura della morte,sotto le mentite spoglie di una falso pietismo, celato da finta misericordia (le ricorda qualcosa?).

La cosa che più mi rattrista è che molti di coloro che dicono di essere cattolici, se oggi si potesse fare un referendum sulla dolce morte e sul “diritto ad una morte dignitosa”, approverebbero tale legge!

Allora io prendo in mano il Vangelo proprio in questi giorni, periodo di Quaresima, tempo in cui, chi si ritiene cattolico, dovrebbe proprio riflettere sul senso della vita e sull’esempio che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha dato!
Forse che Gesù, nostro DIO, si è concesso una morte dignitosa? Forse che non ha sopportato dei dolori fisici che noi neanche siamo in grado di immaginare
(testimoniati dalla sacra sindone)? Forse che affrontare quel martirio non lo avesse fatto tremare di paura, anzi di vero terrore nel Getsemani?
Dobbiamo pensare che Dio, il quale ha sofferto tale supplizio, potrebbe lasciarci soli di fronte al dolore di una malattia?

Io mi chiedo, caro Fra Cristoforo: ma se questo signore, dopo aver speso la sua vita “a fare quello che voleva” -ultimo mantra della cultura moderna- di fronte all’imprevisto del suo incidente, si fosse soffermato a riflettere e a dare un senso VERO alla propria vita, avrebbe veramente scelto la dolce morte?

Quale fulgido esempio sarebbe stato per i nostri giovani una persona che, dopo aver speso la propria vita nel divertimento, si fosse riscattato proprio nel suo nuovo stato di disabiltà, dimostrando a questo mondo il profondo valore della vita umana, che vale la pena di essere vissuta fino in fondo, in qualsiasi stato e condizione!

Provo una profonda pena, ma non pietà, per quell’anima che fino all’ultimo ha voluto essere strumento di colui che è bugiardo e omicida fin dal principio.
Ma voglio al tempo stesso gridare una verità che ormai nessuno ha più il coraggio di dichiarare in questa società anestetizzata: il dolore e la sofferenza sono croci necessarie per la nostra santificazione e vanno offerte a DIO chiedendoGli -attraverso la Sua Grazia Santificante- la forza di essere in grado di sopportarle.
E basta…questa è la vita del cattolico.

Innominato