SESSIONE VI (13 gennaio I547)

Decreto sulla giustificazione

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Capitolo XI

Dell’osservanza dei comandamenti e della sua necessità e possibilità.

Nessuno, poi, per quanto giustificato, deve ritenersi libero dall’osservanza dei comandamenti, nessuno deve far propria quell’espressione temeraria e proibita dai padri sotto pena di scomunica (100), esser cioè impossibile per l’uomo giustificato osservare i comandamenti di Dio. Dio, infatti, non comanda l’impossibile; ma quando comanda ti ammonisce di fare quello che puoi (101) e di chiedere quello che non puoi, ed aiuta perché tu possa: i suoi comandamenti non sono gravosi (102), il suo giogo è soave e il peso leggero (103). Quelli infatti che sono figli di Dio, amano Cristo e quelli che lo amano (come dice lui stesso (104)) osservano le sue parole, cosa che con l’aiuto di Dio certamente possono fare. Quantunque infatti in questa vita mortale, per quanto santi e giusti, qualche volta essi cadono almeno in mancanze leggere e quotidiane, che si dicono anche veniali, non per questo cessano di essere giusti. Ed è propria dei giusti l’espressione, umile e verace: Rimetti a noi i nostri debiti (105). Deriva da ciò, che gli stessi giusti debbano sentirsi tanto maggiormente obbligati a camminare per la via della giustizia, quanto piú, liberi già dal peccato e fatti schiavi di Dio (106), vivendo con moderazione, giustizia e pietà (107), possono progredire per mezzo di Gesú Cristo, mediante il quale ebbero accesso a questa grazia (108). Dio infatti non abbandona con la sua grazia quelli che una volta ha giustificato, a meno che prima non sia abbandonato da essi (109). Nessuno quindi deve cullarsi nella sola fede, credendo di essere stato costituito erede e di conseguire l’eredità per la sola fede, anche senza soffrire con Cristo per poi esser con lui glorificato (110). Cristo stesso, infatti, come dice l’apostolo, sebbene fosse Figlio, imparò, da ciò che sofferse, l’obbedienza; sicché reso perfetto, divenne principio di eterna salvezza per tutti quelli che gli obbediscono (111). Per questo lo stesso apostolo ammonisce quelli che sono stati giustificati, dicendo: Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Io dunque corro, ma non come chi è senza meta, faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitú perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato (112). Ugualmente Pietro principe degli apostoli, dice: Adoperatevi sempre piú per rendere sicura la vostra vocazione e la vostra elezione; poiché facendo questo voi mai peccherete (113). Deriva da ciò, che sono in contrasto con la dottrina della vera religione quelli che dicono che il giusto pecca, almeno venialmente, in ogni opera buona (114); o (cosa ancora piú insostenibile) che merita le pene eterne. E sono pure in contrasto quelli che sostengono che in tutte le opere buone i giusti peccano, se, eccitando in quelle la loro pigrizia ed esortando se stessi a correre nello stadio, insieme anzitutto con la gloria di Dio, essi guardano anche al premio eterno poiché sta scritto: Ho piegato il mio cuore ad osservare i tuoi precetti, per la ricompensa (115). E di Mosè l’apostolo (116) dice che tendeva alla ricompensa.


E’ interessante leggere questi preziosi documenti del Magistero e paragonarli con alcuni passi di Amoris Laetitia e delle sue interpretazioni.

Le righe iniziali -che ho volutamente evidenziato in neretto- dichiarano apertamente come “espressione temeraria e proibita dai padri sotto pena di scomunica” definire IMPOSSIBILE per il cristiano rispettare i Comandamenti.

Al contrario Amoris Laetitia dice il contrario, ovvero che in certi casi NON E’ POSSIBILE MANTENERE LA CASTITA’ – riferito a chi è divorziato e risposato. Per questo, grazie all’argomentazione dell’impossibilità, si è dedotto che sono “in stato di grazia” e quindi possono accedere l’Eucaristia, sebbene vivano in evidente stato di peccato.

Cari lettori e amici,

per ritrovare la bussola in questa era di totale nebbia spirituale, RIFERIAMOCI AL MAGISTERO DEL PASSATO E NON SBAGLIEREMO!

Anche un bambino capirebbe le evidenti contraddizioni di Amoris Laetitia & Co. con il Magistero di sempre.

Finan Di Lindisfarne