“Disquisizioni su quanti figli sarebbe opportuno avere” di Finan Di Lindisfarne

Nel precedente spunto di riflessione di Fra Cristoforo, si è fatto riferimento – come fonte – a LifeSite, che riportava un frase detta da Bergoglio in cui egli sollecitava “ad avere meno figli per rendere il mondo più sostenibile”.

(https://anonimidellacroce.wordpress.com/2017/03/05/spunto-di-riflessione-salvare-la-terra-avendo-meno-figli-firmato-bergoglio-di-fra-cristoforo/)

In data odierna LifeSite pubblica una correzione (vedi articolo: https://www.lifesitenews.com/news/francis-praised-by-population-controller-at-vatican-workshop-for-urging-us) alla frase detta da Peter Raven.

L’articolista, dichiarando che la citazione non era completamente corretta, riporta invece la versione aggiornata:

“We need at some point to have a limited number of people which is why Pope Francis and his three most recent predecessors have always argued that you should not have more children than you can bring up properly,”

(“Ad un certo momento è necessario avere un numero limitato di persone, ed è per questo che Papa Francesco e i suoi 3 diretti predecessori hanno sempre dichiarato che non si dovrebbe avere più figli di quanti se ne possano crescere nel modo adeguato”).

Vorrei a questo punto distogliervi dalle parole dette o non dette da LifeSite (che resta un ottimo e affidabile sito di Cattolici); poco ci importa.

Mi piace andare alla radice della questione.

Se ne parla poco, o non se ne parla mai. Quanti figli sarebbe opportuno avere? C’è chi, fedele alla Dottrina di sempre, opta per l’apertura alla vita e chi, figlio della chiesa contemporanea, accetta qualsiasi volontà dei coniugi, accettando anche palesi egoismi.

Vediamo cosa dichiara il Catechismo della Chiesa Cattolica (http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm)

La fecondità del matrimonio

2366 La fecondità è un dono, un fine del matrimonio; infatti l’amore coniugale tende per sua natura ad essere fecondo. Il figlio non viene ad aggiungersi dall’esterno al reciproco amore degli sposi; sboccia nel cuore stesso del loro mutuo dono, di cui è frutto e compimento. Perciò la Chiesa, che « sta dalla parte della vita », 247 insegna che « qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto per sé alla trasmissione della vita ». 248 « Tale dottrina, più volte esposta dal Magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo ». 249

2367 Chiamati a donare la vita, gli sposi partecipano della potenza creatrice e della paternità di Dio. 250 « Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, che deve essere considerato come la loro propria missione, i coniugi sanno di essere cooperatori dell’amore di Dio Creatore e come suoi interpreti. E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità ». 251

2368 Un aspetto particolare di tale responsabilità riguarda la regolazione della procreazione. Per validi motivi 252 gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli. Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile. Inoltre regoleranno il loro comportamento secondo i criteri oggettivi della moralità:

« Quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale ». 253

Vorrei fare una riflessione senza la presunzione di voler assolutizzare o dare giudizi sommari. Ma prendete per buone le mie constatazioni.

Perchè l’Italia Cristiana crolla inesorabilmente (e altri paesi della vecchia Europa)?

Un tempo fare figli era considerato un dovere, specchio di quella obbedienza a Dio che era molto radicata nelle persone fedeli. E i figli erano una ricchezza. Anche in ottica di forza lavoro per la famiglia, certo.

Pur nella povertà di inizio Novecento – chi di noi non ha avuto dei nonni che hanno raccontato questi scenari! – gli italiani facevano tanti figli. Anche 12 per famiglia.

La tendenza media di oggi è schifare o vedere come un’ aberrazione quello che invece era davvero dono di Dio. E quindi dono anche per una nazione.

Ma Torniamo alla frase di Raven, che ha in sè qualcosa di svilente. In inglese quel “properly” significa “adeguatamente”. E ha un sapore perbenista da galateo.

Oggi siamo nel perbenismo. Per questo la paternità responsabile di tante coppie considera corretto e adeguato avere un solo figlio. Massimo due (giusto perchè così giocano insieme). Le motivazioni? La crisi, le bollette, i buoni pasto e Renzi.

La mancanza di voglia, invece mai.

La verità – non sempre, per carità, ho premesso che non voglio assolutizzare – a mio parere, è che la generazione attuale è debosciata. Non vuole accollarsi troppe fatiche. E ha perso il VERO SENSO DELLA COMUNITA’ E DEL SOCIALE.

Per me è molto più ricco di SENSO SOCIALE sentirsi in DOVERE di fare figli da allevare e educare alla fede cristiana che questo pacchiano buonismo che accoglie qualsiasi emigrato, delinquenti e terroristi compresi.

I figli ERANO la ricchezza. Ora invece sono considerati un peso.

Guai a rinunciare allo smartphone di ultima generazione che costa 900 euro! Ma i figli sono un costo che non possiamo accollarci.

Se la crisi non permette di fare figli, io direi che non fare figli rappresenta una terribile crisi.

Raven del resto segue quel filone catastrofista, convinto che sarà qualche idea geniale di controllo delle nascite a salvare il mondo. Povero illuso! E povero illuso Bergoglio & Co. che dà credito a queste -che sono e restano- teorie scientifiche anticristiche. Tra l’altro nemmeno abbracciate da tutti gli scienziati.

Un cognome che gli si addice: Raven. Che inglese significa Corvo.

Finan Di Lindisfarne