“Pillole del Concilio di Trento: Della preparazione necessaria per ricevere degnamente la Santa Eucaristia” di Finan Di Lindisfarne

SESSIONE XIII (11 ottobre 1551)

Capitolo VII

Della preparazione necessaria per ricevere degnamente la santa Eucaristia

Se non è lecito ad alcuno partecipare a qualsiasi sacra funzione, se non santamente, certo, quanto piú il cristiano percepisce la santità e la divinità di questo celeste sacramento, tanto piú diligentemente deve guardarsi dall’avvicinarsi a riceverlo senza una grande riverenza e santità, specie quando leggiamo presso l’apostolo quelle parole, piene di timore: Chi mangia e beve indegnamente, mangia e beve il proprio giudizio, non distinguendo il corpo del Signore (221). Chi, quindi, intende comunicarsi, deve richiamare alla memoria il suo precetto: L’uomo esamini se stesso (225). E la consuetudine della Chiesa dichiara che quell’esame è necessario cosí che nessuno, consapevole di peccato mortale, per quanto possa credere di esser contrito, debba accostarsi alla santa eucaristia senza aver premesso la confessione sacramentale. Il santo Sinodo stabilisce che questa norma si debba sempre osservare da tutti i cristiani, anche da quei sacerdoti che sono tenuti per il loro ufficio a celebrare, a meno che non manchino di un confessore. Se poi, per necessità, il sacerdote celebrasse senza essersi prima confessato, si confessi al piú presto.

In questo passo appare evidente l’infondatezza delle aperture di Amoris Laetitia sul concedere l’eucaristia a chi permane nella condizione di divorziato risposato more uxorio.

Altrimenti, si dica chiaramente che l’adulterio non è più considerato peccato.

Finan Di Lindisfarne