“Pillole del Concilio di Trento: Decreto sul Purgatorio” di Finan Di Lindisfarne

 

Lo dico scherzando: si sente parlare sicuramente più di migranti che di anime del Purgatorio. E chi se ne frega, no? L’importante è agire nel sociale.

Era una battuta, naturalmente. Ma per ricordare che l’importanza della Chiesa sta nel ricordare queste verità… e come dice S. Paolo: ‘cercate le cose di lassù’.

Parlando seriamente – non sarà così ovunque mi auguro – sono passati anni da quando ho sentito un Sacerdote dedicare una sua Omelia alle anime del Purgatorio. Se non il 2 Novembre al cimitero.

Leggiamo insieme questo Decreto.

Ricordiamoci che la Chiesa Universale è costituita dalla Chiesa Militante, dalla Chiesa Purgante e dalla Chiesa Trionfante.

Non dimentichiamoci di quella Purgante.

Finan Di Lindisfarne

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Concilio di Trento

XXV sessione (1563) SESSIONE XXV (3-4 dicembre 1563)

Decreto sul purgatorio.

Poiché la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito santo, conforme alle sacre scritture e all’antica tradizione, ha insegnato nei sacri concili, e recentissimamente in questo Concilio ecumenico (403), che il purgatorio esiste e che le anime lí tenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli e in modo particolarissimo col santo sacrificio dell’altare, il santo Sinodo comanda ai vescovi che con diligenza facciano in modo che la sana dottrina sul purgatorio, quale è stata trasmessa dai santi padri e dai sacri concili (404), sia creduta, ritenuta, insegnata e predicata dappertutto. Nelle prediche rivolte al popolo meno istruito, si evitino le questioni piú difficili e piú sottili, che non servono all’edificazione, e da cui, per lo piú, non c’è alcun frutto per la pietà. Cosí pure non permettano che si diffondano e si trattino dottrine incerte o che possano presentare apparenze di falsità. Proibiscano, inoltre, come scandali e inciampi per i fedeli, quelle questioni che servono (solo) ad una certa curiosità e superstizione e sanno di speculazione. I vescovi, inoltre, abbiano cura che i suffragi dei fedeli viventi e cioè i sacrifici delle messe, le preghiere, le elemosine ed altre opere pie, che si sogliono fare dai fedeli per altri fedeli defunti, siano fatti con pietà e devozione secondo l’uso della Chiesa e che quei suffragi che secondo le fondazioni dei testatori o per altro motivo devono essere fatti per essi, vengano soddisfatti dai sacerdoti, dai ministri della Chiesa e dagli altri che ne avessero l’obbligo, non sommariamente e distrattamente, ma diligentemente e con accuratezza.