Concilio di Trento

SESSIONE XXV (3-4 dicembre 1563)

Le indulgenze.

La potestà di elargire indulgenze è stata concessa alla Chiesa da Cristo ed essa ha usato di questo potere, ad essa divinamente concesso, fin dai tempi piú antichi. Per questo il santo Sinodo insegna e comanda di mantenere nella Chiesa quest’uso, utilissimo al popolo cristiano e approvato dall’autorità dei sacri concili e colpisce di anatema quelli che asseriscono che esse sono inutili o che la Chiesa non ha potere di concederle. Esso, però, desidera che nel concedere queste indulgenze si usi moderazione, secondo l’uso antico e approvato nella Chiesa, perché per la troppa facilità la disciplina della Chiesa non debba indebolirsi. Desiderando poi che vengano emendati e corretti gli abusi in questo campo, in occasione dei quali questo augusto nome delle indulgenze viene bestemmiato dagli eretici, col presente decreto stabilisce, in generale, che si debba assolutamente abolire, per conseguirle, qualsiasi indegno traffico, da cui sono sgorgati per il popolo cristiano infiniti motivi di abuso. Gli altri abusi che sono promanati in qualsiasi modo dalla superstizione, dall’ignoranza, dalla mancanza di rispetto, e da altre cause, non potendosi facilmente proibire piú minutamente, per le diverse forme di corruzione delle province e dei luoghi in cui si commettono, il santo Sinodo comanda a tutti i vescovi che ognuno raccolga diligentemente questi abusi nella sua Chiesa, e ne faccia una relazione al primo Sinodo provinciale, cosí che, sentita anche l’opinione degli altri vescovi, siano subito riferiti al Sommo Pontefice romano, il quale, nella sua autorità e prudenza stabilisca quello che giova a tutta la Chiesa, affinché il dono delle sante indulgenze sia dispensato piamente, e santamente, e senza alcuna corruttela a tutti i fedeli.

Santa notte.

Sia lodato Gesù Cristo !

Finan Di Lindisfarne